Il mio desiderio più grande é stata la maternità – progetto Resilient Mothers

Siamo a circa otto anni fa. Avevo appena cambiato lavoro e un turbinio di emozioni mi travolgeva.

Sarò abbastanza brava? Sarò abbastanza all’altezza? Riuscirò di nuovo a trovare un equilibrio?

La mia mente viaggiava ad una velocità incontrollabile sommersa tra mille dubbi e paure e anche il mio corpo iniziò a lanciare i primi segnali di malessere. Avevo forti dolori addominali così forti da togliermi il respiro. Iniziavano i primi sanguinamenti sempre più frequenti e abbondanti. [su_pullquote align=”right”] Il mio corpo mi stava chiaramente dando dei segnali[/su_pullquote]

Completamente assorbita dalle novità, trascuravo i primi segni della malattia. Quando il dolore era forte trattenevo il respiro, mi prendevo qualche minuto di stop e riprendevo a correre. Mi ero anche trasformata in un “medico specialista” e riuscivo a spiegarmi i sanguinamenti con “saranno ragadi anali, in fondo sono sempre stata stitica”, “forse oggi ho mangiato qualcosa che ha disturbato il mio intestino”, “forse non era davvero sangue avrò visto male”. Mi davo risposte più o meno convincenti e soprassedevo su tutto quello a cui non riuscivo a dare una spiegazione valida. Il teatrino però non durò per molto, il malessere mi stava consumando io ero sempre più stanca e pallida e le persone a me vicine se ne accorgevano.

© Chiara DeMarchi 2019

Arrivò la prima colonscopia e con essa la prima diagnosi: rettocolite ulcerosa. Non avevo mai sentito parlare di questa malattia ma ne conobbi subito gli effetti. Stati febbrili, dolore alle ossa, stanchezza cronica, dissenteria che mi costringeva ad alzarmi anche nel cuore della notte e che mi impediva una vita “normale”, sanguinamenti, sbalzi di umore.

© Chiara DeMarchi 2019

[su_pullquote align=”right”]La mia vita non fu più la stessa[/su_pullquote] La diagnosi cambiò profondamente il mio essere. Ci furono ricoveri, visite specialistiche sparse per l’Italia. Mesalazina e cortisone divennero i miei migliori alleati.

E’ stato un percorso complicato vedere la tua vita cambiare completamente, le tue abitudini stravolgersi. La malattia ha creato profonde ferite difficili da rimarginare. Ho imparato a fare i conti con i miei “limiti” fisici, a dare ascolto al mio corpo, a vivere la vita con più leggerezza e cercare di controllare i miei stati di ansia.

Il mio desiderio più grande è stata la maternità. Venivo da un periodo buio, una gravidanza andata male. Sei mesi costretti sulle stampelle e venti giorni di ricovero ospedaliero per una forte recidiva della malattia. Non ci speravo più, pensavo che la rettocolite mi avrebbe privata anche di questo. E invece il 5 luglio 2019 è arrivata la piccola Matilde.

© Chiara DeMarchi 2019

La gravidanza è stata tutt’altro che semplice, ho avuto ricadute, momenti no, ma sono sempre riuscita ad andare avanti e a contenere la malattia.

Il parto, naturale, è stato bellissimo, intenso ed emozionante. Mi ero anche messa in testa di voler allattare e, nonostante le difficoltà del post-partum legate all’intestino, ho centrato l’obiettivo.

A 16 mesi dal parto allatto ancora la mia bambina al seno ed è un momento magico in cui tutte le tensioni della giornata si sciolgono ed io e la mia bambina torniamo ad essere una cosa sola.

© Chiara DeMarchi 2019

Non è stato facile, nulla lo è più stato da quel maledetto giorno in cui ricevetti la diagnosi, ma la nostra forza e la nostra positività possono permetterci di superare ogni ostacolo. E’ vero magari bisogna “aggiustare il tiro” modificare le nostre abitudini, mangiare sano, sottoporsi a visite, controlli, analisi, sperare in cure sempre più avanzate con pochi effetti collaterali, ma possiamo e dobbiamo farcela.

Guardo gli occhi della mia bambina sana, felice e mi sento la persona più fortunata al mondo.

 

Anastasia, colite ulcerosa, mamma resiliente di Matilde